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Chi tutela effettivamente gli interessi degli assicurati?

Impressum: Autore è Christoph Curtius, CFO di PKRück SA – Pubblicato il 21 aprile 2010 su AWP Sicurezza sociale (Scaricare l'articolo in tedesco in forma di pdf), pagina 7 con la cortese autorizzazione dell’autore.

Lo scopo della previdenza professionale è la salvaguardia di lungo periodo dello standard di vita dell’assicurato attraverso prestazioni di risparmio individuali. Questo principio di base del secondo pilastro è sempre più spesso minacciato dagli interessi dell’economia privata. Visto il sistema previdenziale, gli assicurati ben difficilmente sono in grado di difendere direttamente i propri interessi. E’ quindi lecita la domanda: da chi possono aspettarsi un sostegno e da chi no?

Tutte le iniziative, le modifiche di legge o gli interventi del legislatore degli ultimi anni hanno sempre comportato una diminuzione dei diritti degli assicurati. Ad essi ciò sembrerebbe non preoccupare. Com’è possibile altrimenti che la recente iniziativa per la riduzione dell’aliquota di conversione abbia provocato solo delle reazioni minime da parte dei diretti interessati? Sembrerebbe quasi che essi siano eccessivamente sollecitati da una parte per la mancanza di informazione e dall’altra per l’incapacità di reazione. Chi non si occupa professionalmente di previdenza professionale corre il rischio di perdersi o confondersi nella terminologia tecnica e di non essere in grado di partecipare alla discussione sui tassi minimi, l’aliquota di conversione, la legal quote o il tasso tecnico. Con il rischio di perdere di vista il tema principale, vale a dire: “il soldo risparmiato per quando sarò in pensione”.

Che si tratti di funny money, ossia di soldi che saranno disponibili solo in un futuro più o meno lontano secondo il singolo assicurato, rende la questione ancor più complessa. Il fatto stesso che oggi la maggior parte delle decisioni in merito agli averi di vecchiaia sono prese dalle amministrazioni e dalla politica, fa si che molti assicurati si sentano senza potere, rinunciando completamente a qualsiasi impegno personale. Senza dubbio oggi i diversi attori nell’ambito del secondo pilastro riescono molto meglio ad imporre i propri interessi rispetto all’unico vero fruitore del sistema, ovvero le persone assicurate. Si impone quindi la domanda: chi tutela effettivamente gli interessi degli assicurati?

Lo scopo principale degli assicurati: un processo di risparmio ottimale

Il secondo pilastro si basa sul principio di strutturare il processo individuale di risparmio durante la fase attiva in modo tale che ne risulti, al momento del pensionamento, un avere di vecchiaia possibilmente elevato. Il mandato che ne deriva per le casse pensioni è quindi quello di investire i capitali in gestione, in modo che sul lungo periodo risulti il rendimento più elevato. Le discussioni attorno alle dispersioni, ai costi eccessivi e agli onorari per consulenze mostrano come nell’esecuzione di tale mandato esista un ampio margine di manovra. La domanda che si pone è quindi: cosa possono aspettarsi gli assicurati dai diversi attori del sistema? La situazione si presenta nel seguente modo:

Le casse pensioni devono investire affinché sul lungo periodo risulti il miglior rendimento possibile. Viste le recenti crisi dei mercati finanziari ciò sembra assai difficile eppure, a differenza ad esempio del settore assicurativo, la previdenza professionale si orienta al lungo periodo ed è, in realtà, poco confrontata con eventi che possono accadere nell’immediato. Molti dei suoi parametri, come ad esempio l’aumento dell’aspettativa di vita o l’inflazione non possono essere modificati. Attraverso il perseguimento dell’obiettivo, ossia il raggiungimento di risultati ottimali di risparmio, le casse pensioni devono concentrarsi sui fattori che sono influenzabili direttamente. Esse dovrebbero quindi investrire soprattutto in valori effettivi come immobili ed azioni. Una volta definita la strategia di investimento essa deve essere mantenuta in modo coerente sia durante gli anni buoni sia in quelli più difficili. Uno sguardo al passato mostra come questo tipo di strategia ha permesso di realizzare il maggior valore aggiunto reale e non esiste alcun motivo secondo il quale il futuro debba essere diverso. Il vantaggio delle obligazioni risiede nella loro forza di stabilizzare le fluttuazioni di valore. I rendimenti che esse possono realizzare sul lungo periodo saranno sempre inferiori rispetto alle azioni. Il continuo adattamento della strategia di investimento a parametri così instabili come il grado di copertura, il ciclo delle borse o addirittura ai commenti sugli investimenti della stampa domenicale sono fuorvianti e non corrispondono nel modo più assoluto gli interessi degli assicurati.

I consulenti esterni degli enti previdenziali influenzano spesso la strategia di investimento. Essi non sono assolutamente interessati alle forti variazioni del patrimonio poiché ne risultano maggiormente responsabili. Essi tendono quindi, di regola, a consigliare una strategia di investimento che permette di realizzare un rendimento minimo con fluttuazioni minime del patrimonio. Nell’interesse degli assicurati sarebbe, per contro, di massimizzare i rendimenti.

I regolatori (legislatore, vigilanza e altre autorità) non operano a favore degli assicurati. La progressiva impercettibile riduzione nel secondo pilastro avvenuto negli ultimi anni è una conseguenza diretta dovuta all’eccessiva regolamentazione e alla vanificazione del potenziale di rendimento imposto dallo stato. Il regolatore impone alle casse pensioni sempre più compiti estranei alla previdenza e pone dei parametri limitanti e controproducenti. La previdenza professionale richiede una visione di lungo periodo. La valutazione secondo i principi di liquidazione, applicata in particolare per le liquidazioni parziali si contrappone a questo principio di base.

• Nell’ambito della politica salta all’occhio l’intensa attività di lobby attuata da parte delle compagnie assicurative, estranea sotto l’aspetto sistemico alla previdenza professionale e che evidentemente persegue soprattutto gli interessi dei loro azionisti. Non si riesce ad evincere dall’impressione che il loro influsso sul processo di presa d’opinione sia ancor più importante rispetto ad esempio alle associazioni contadine o alla lobby farmaceutica.

• Da parte dei sindacati ci si potrebbe attendere una politica che corrisponda agli interessi degli assicurati. Loro, come altri rappresentanti della sinistra hanno difficoltà con le casse pensioni in quanto emanazione del capitalismo. Una ridistribuzione sullo stile dell’AVS corrisponderebbe loro meglio rispetto ad un processo di risparmio individuale.

Le fondazioni collettive delle grandi compagnie d’assicurazioni offrono ai loro assicurati, di regola, unicamente un tasso d’interesse minimo, mentre eventuali utili da interessi confluiscono direttamente nelle tasche dei loro azionisti. Gli interessi dei singoli membri dei consigli di fondazione e dei consulenti esterni corrispondono solo molto raramente agli interessi delle persone assicurate.

Le fondazioni collettive autonome o semiautonome o casse pensioni aziendali sono indipendenti e non devono versare utili a terzi. In questo modo esse riescono a pianificare sul lungo periodo e spesso sono in condizione di perseguire strategie con maggiori rischi di investimento. I confronti nel passato hanno mostrato che le fondazioni collettive indipendenti, di regola, hanno offerto una miglior remunerazione degli averi di vecchiaia. Le casse pensioni aziendali, sulla base del loro mandato economico sono spesso più propense al rischio, non da ultimo poiché il datore di lavoro è più coinvolto con la gestione. Anche in questo caso la storia dimostra che il datore di lavoro fa fronte alle proprie responsabilità in caso di difficoltà della cassa pensioni.

Oggi sono in particolare le fondazioni collettive indipendenti e le casse pensioni aziendali a tutelare nel modo migliore gli interessi degli assicurati. Esse si mostrano responsabili nei loro confronti e permettono agli assicurati di partecipare direttamente ad eventuali utili. Sarebbe auspicabile, soprattutto a difesa degli assicurati, che essi si uniscano maggiormente per una migliore attività di lobby.

 


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